Poche settimane fa alla fiera del libro di Brembate Sopra hanno presentato il terzo numero di Insula: Rassegna di studi sull’Isola Brembana (Sarebbe interessante che Promoisola ci spiegasse una volta per tutte come si chiama il nostro territorio: se Isola Brembana come dice la Rivista oppure Isola Bergamasca come diciamo tutte e come è il titolo dell’associazione intercomunale, CIB, Comunità dell’Isola Bergamasca.
Nascosto in un angolo di una libreria ho scovato “Rapsodia bergamasca” libro del 1993 di tradizioni bergamasche scritto da Umberto Zanetti con fotografie di Aldo Monti. Il libro in copertina ha la fotografia del borgo di San Bartolomeo sul Monte Canto (vedi immagine). Il capitolo “La campagna e il calendario” (pag. 183) contiene una sere di immagini del villaggio in cima la monte, presumibilmente scattate prima del 1980 visto che alcune case sono ancora in piedi. Così per ricordarci com’era il villaggio.
La someansa (letteralmente la somiglianza) in bergamasco è la fotografia. Alla Someansa l‘amministrazione comunale di Pontida (nella foto il sindaco e onorevole Pierguido Vanalli) ha dedicato un libro (che verrà distribuito gratuitamente a tutte le famiglie di
Pontida) che un raccolta di fotografie e cartoline d’epoca. Ci sono le persone, le manifestazioni, le processioni, la vita pubblica, la vita privata, la vita lavorativa. Certo non manca nemmeno la guerra. E poi c’è un sezione dedicata ai luoghi e alle architetture. Un libro soprattutto fotografico con poche didascalie, un grosso lavoro di ricerca per ricordare come era il paese e confrontarlo come è adesso agli albori del terzo millennio quando si può fregiare del titolo di Città. Ai pontidesi toccano le emozioni dei ricordi e le possibilità di fare i raffronti con tempo che fu.
Alla terza uscita i quaderni dell’Isola editi da Promoisola (il cui presidente è Silvano Ravasio) cambiano pelle e diventano un libro vero e proprio. Non più un libro brossurato dedicato ai vari temi del territorio, ma un libro rilegato monografico. Il libro è “Organi e organari dell’Isola bergamasca” (364 pagine, 30 euro acquistabile da Promoisola) scritto da Stefano Bertuletti maestro d’organo, insegnate, scrittore. Si tratta di un accurato censimento di tutti gli organi delle chiese dell’Isola Bergamasca, suddivise nei tre vicariati che insistono sul territorio (Capriate – Chignolo - Terno; Mapello - Ponte San Pietro, Dalmine - Stezzano). Un gran bel lavoro di censimento di tutti gli organi esistenti. Il lavoro è preceduto da un’introduzione che spiega la storia e il funzionamento dei vari tipi di organi. Un capitolo è dedicato alle famiglie storiche degli organari, cioè i costruttori di organi, tra cui i mitici Bossi. E infine una sezione per ogni organo di ogni chiese. Per la serie piccoli campanilismi segnaliamo che a Villa d’Adda sono censiti tre organi. L’organo della Chiesa dell’Istituto San Giuseppe, un Piccinelli del 1966. L’organo della cappella dell’Istituto del Suore del Sacro Cuore di Peschiera, un Louis Debierre del XIX. Ma certamente uno dei vanti della nostra comunità è l’organo della Parrocchiale di Sant’Andrea realizzato nel 700 di Serassi e Bossi . L’organo ha una storia piuttosto avventurosa, con episodi di spionaggio industriale per i quali vi rimando alla lettura del libro. Si cita poi anche l’organo seicentesco presumibilmente un Bossi che era presente nella vecchia chiesa parrocchiale di San’Andrea in Catello, trasportato poi nell’attuale parrocchiale. A detta dell’autore (e anche di altri esperti) ‘organo della parrocchiale è uno strumento di qualità con tonalità fuori dal comune (specie il registro di flauto in quinta, il corno inglese soprano e il violoncello soprano). C’è poi la misteriosa storia di un altro organo quello che era nella chiesa di San Giovanni Evangelista che viene citato l’ultima volta nel 1858: “vi è anche un piccolo organo che si crede della Fabbrica Serassi, ma ora è molto sconcertato” (trovo bellissimo l’uso del termine sconcertato usato in maniera letterale). Aspettiamo ansiosi l’anno prossimo per il volume successivo, e magari seguendo questo filone – sempre per stare in tema di campanilismi - potrebbe essere dedicato alle campane delle parrocchiali (quelle che ce l’hanno ancora).
Conosciamo personalmente Riccardo Illy (imprenditore della Illy Caffè, è stato sindaco di Trieste e Governatore uscente del Friuli Venezia Giulia) e lo stimiamo come una persona di grande rigore morale, di grande concretezza e moderazione, ma nel suo ultimo libro “Così perdiamo il Nord” (Mondadori, 98 pagine 14,50 euro) Illy fa un quadro della situazione che – con intelligenza – pone seriamente il problema della separazione del Nord Italia dal resto della nazione, un’analisi molto lucida e molto più dura degli slogan che talvolta abbiamo sentito pronunciare da esponenti della Lega Nord.Di Vercingetorix
“Ma dove vivi” è il titolo di un libro di Edoardo Salzano (Corte del Fontego, Venezia 2007, euro 14,90), professore emerito di Urbanistica all’Università di Venezia. Un libro divulgativo sull’urbanistica intesa come strumento per il corretto vivere, la cui lettura raccomandiamo a tutti, specialmente ai Villadaddesi (e in particolare agli amministratori presenti e futuri) per prendere maggiore coscienza riguardo all’urbanistica, in vista della redazione del PGT Piano di Governo del Territorio, che la prossima amministrazione comunale sarà chiamata a realizzate e che deciderà il destino Urbanistico del paese per i prossimi due decenni. Vi proponiamo un interessante brano tratto dall’introduzione.
“Siamo individui e siamo membri di una comunità. L’individualità è la nostra prima natura: l’abbiamo espressa fin dalla nascita del genere umano. La socialità è la nostra seconda natura: l’abbiamo faticosamente acquisita nel crescere della civiltà umana. Se vogliamo che la città sia migliore di quella di oggi, quando ci occupiamo di essa dobbiamo esprimere la nostra seconda natura. Il primo passo da compiere è quindi sentirci cittadini: occuparci della nostra città (nel senso ampio di “territorio urbanizzato”) in quanto “bene comune”: poiché essa è un tutto organico, nel quale tutte le parti sono solidalmente legate tra loro. Non somma di interessi di individui, di famiglie e di gruppi, ma espressione di una comunità di cui noi siamo parte.
Ecco in che senso è necessario partecipare alle politiche di governo della città. Dobbiamo intervenire, valutare, proporre, e non lasciare che siano altri, sia pure eletti da noi, a decidere per nostro conto. Ma dobbiamo farlo esprimendo gli interessi di ciascuno di noi perché comuni.
Per intervenire, valutare, proporre bisogna, prima, conoscere: conoscere la realtà nella quale viviamo, che è una realtà ampia, complessa, ricca di stratificazioni; conoscere i suoi problemi, che hanno anch’essi molte facce, molte cause, molte implicazioni; conoscere gli strumenti mediante i quali si può intervenire per cambiarla.”
I nomi e la loro etimologia sono importanti. Si fanno tante iniziative inutili nel nome della riscoperta delle proprie radici, quando a volte basterebbe sapere esattamente cosa significano i nomi che si utilizzano correntemente. Per esempio il nome della nostra regione la Lombardia, discende da “Longobardia” , la terra dei Longobardi, un popolo il cui nome a sua volta deriva dal germanico “Langbärte” “gente dalla lunga barba”. Come si vede dalla locandina riprodotta nell’immagine i Longonbardi in inglese sono i Lombards e in italiano i Lombardi, cioè noi per l’appunto. I Longobardi erano una popolazione barbara originaria dello Jutland, passata per la Pannonia, per stabilirsi stabilmente nel nord Italia nel 568 con re Alboino. Il Regno Longobardo (segnato dalle vicende di Agilulfo, Teodolinda e Rotari) terminò nel 774 quando il re dei Franchi Carlo Magno li sconfisse definitivamente. Tutto questo per dire che c’è una interessante mostra sui Longobardi, “Dalla caduta dell’impero all’alba della civiltà” che si svolge a Torino a Palazzo Bricherasio ed è aperta fino al 6 gennaio prossimo (catalogo di Silvana Editoriale). Merita una visita. E se mai ci andrete, andate a visitare anche il magnifico Museo Egizio situato a poche centinaia di metri.