Appello ai sindaci dei dieci comuni facenti parte del Parco Locale del Monte Canto e del Bedesco
Volontari di Carvico e Villa d'Adda al lavoro questa mattina per continuare la pulizia del torrente Grandone iniziata qualche settimana fa (vedi qui). La stessa pulizia che è stata fatta nel 2006 (vedi qui). E la domanda che mi pongo ancora una volta: se noi cittadini paghiamo un balzello al Consorzio di Bonifica che avrebbe appunto il compito di tenere puliti i corsi d'acqua, perchè sono sempre i volontari a fare questi lavori?
Al convegno di Milano di Legambiente (vedi post precedente) ho avuto finalmente il piacere di conoscere e sentire paralare la dottoressa Elena Tironi, funzionario della provincia di Brescia (settore ente parchi) e direttore del PLIS del Basso Brembo (per questo ruolo è dipendente part time di uno dei comuni di questo PLIS), cioè la persona nominata quale coordinatore del PLIS del Monte Canto e del Bedesco (vedi quello che ho detto qui e qui). Tironi ha illustrato il lavoro fatto al PLIS del Basso Brembo (trovate qui la sua relazione). Il PLIS del Basso Brembo funziona nonostante l’alternanza delle amministrazioni comunale che si succedono (le opposizioni che prima contestavano, ora sostengono il PLIS). Le riunioni organizzative sono frequenti e soprattutto hanno un coordinatore, la Tironi appunto che opera con continuità (mica come il PLIS del Monte Canto dove le riunioni si fanno un paio di volte l’anno, e il coordinatore non c’è mai stato). Nel PLIS del Basso Brembo sono stati fatti diversi interventi. E’ stato fatto un corso per guardie volontarie che appositamente formate e incaricate sorvegliano il territorio (la cosa che qualcuno, come il sottoscritto, ha più volte richiesto nel PLIS del Monte Canto non c’è e nessuno ha mai fatto nulla per farla). Sono fatti diversi corsi di educazione ambientale che coinvolgono diverse scolaresche (e questo in parte è stato fatto anche nel PLIS del Monte Canto). Ci sono aree educative e pannelli informativi. Si è pure fatta una struttura per un semenzaio e la propagazione delle piante. Sfruttando la legge per i boschi di città e relativi contributi sono stati piantati diversi ettari di boschi con varie essenze di piante ed alberi (più che boschi tecnicamente sarebbero da chiamare arboreti). Ogni pianta ha il nome di un bambino il quale potrà vedere crescere il proprio albero per tutta la vita. Questi arboreti servono anche come spazio educativo per fare conoscere le varie piante ai ragazzi. I “boschi” realizzati in questo PLIS sono aree agricole non più coltivate o addirittura ex discariche. L’iniziativa è lodevole soprattutto per un’area fortemente urbanizzata e industrializzata dove prevalgono le pianure e i boschi sono piuttosto scarsi, i boschi certamente servono da polmone verde per le aree urbane, anche se personalmente l’impianto di questi boschi in filari perfettamente allineati e con tutori di plastica (vedi foto) non mi piace per niente (per usare un eufemismo), centinaia e centinaia di metri di pali di plastica (e magari c’è un metodo più ecologico per proteggere le piante che non sia quello di intubarle).
Settimana scorsa, mercoledì, ho speso mezza giornata a Milano per seguire i lavori del convegno di Legambiente “Parchi locali di interesse sovra comunale, dossier 2009”. Nel corso del convegno più volte si è sottolineato il potenziale dei PLIS come strumento per il contenimento del consumo del territorio e sono state presentate varie relazioni. Alcune di queste le trovate a questo link. Convegno interessante che ha fornito numeri sui PLS (che stanno crescendo a vista d’occhio) e al momento in Lombardia uno soltanto dei PLIS ha chiuso. Il sottoscritto è intervenuto per far notare che è vero che quando i PLIS funzionano possono fare ottimi progetti per la salvaguardia del verde, proporre progetti di educazione ambientale, e altre iniziative, ma non hanno alcun potere in materia urbanistica che è nelle mani dei comuni. In questo senso è intervenuta anche Elena Tironi del PLIS del Basso Brembo la quale ha evidenziato come il PLIS non ha avuto modo di fare alcuna osservazione sul progetto della Pedemontana (che ha tagliato in due il PLIS) perché non ha una forma giuridica, e ha dovuto proporre le proprie osservazioni attraverso i singoli comuni. Gli esponenti di Legambiente sostengono che il PLIS non è imposto, ma nasce dalla volontà dei sindaci di tutelare il territorio e quindi non possono poi negare questa cosa. Il sottoscritto ritiene invece che spesso il PLIS sia un alibi verde per molti sindaci: Facciamo un bel PLIS, gli diamo pochi soldi (che servono soprattutto a pagare quatto consulenti organici a chi amministra il PLIS), partecipiamo una volta all’anno a una riunione in cui non si combina una mazza, ma possiamo dire di avere un parco e di essere paladini del verde. Più concreta la posizione di Maria Luisa Decarli direttrice del PLIS Grugno Torto Villoresi che ammette la difficoltà dei PLIS nel contenimento dello sviluppo urbanistico e come questo nella realtà del suo PLIS sia sempre frutto di una contrattazione e di appelli al buon senso, una sorta di moral suasion, ma niente di più. Si è fatto notare che con la recente approvazione della Rete Ecologica Regionale, i PLIS nell’ambito dei corridoi ecologici dovrebbe essere tenuti debitamente in considerazione in fase di realizzazione dei PGT. Dovrebbero, il condizionale è d’obbligo.
Leggetevi l’articolo di oggi su Illecodibergamo di cui vi riproduco il titolo. Contiene numeri impressionanti: oggi giorno in Provincia di Bergamo si perde 1,6 ettari di superficie verde (un campo e mezzo di calcio), nel periodo tra il 1999 e il 2005 sono stati costruiti 2008 ettari, la superficie costruita in provincia occupa il 14% del territorio un consumo che è elevatissimo “superiore al boom degli anni 60”. “In dieci anni in Bergamasca si è costruito l’equivalente di una città con il territorio uguale a Bergamo”. “Condomini, villette a schiera e capannoni, abbiamo invaso il nostro territori: una sorta di esercito di occupazione”. Un altro articolo titola: “L’impatto ambientale non va ignorato. Si è costruito troppo e spesso è mancato il rispetto per la natura”.
L’immagine che vedete è il reticolo idrico del Monte Canto e dell’Isola bergamasca. Sempre che interessi, ecco la legenda: il bollino viola corrisponde al Torrente Sonna e i suoi affluenti (lato nord Monte Canto), bollino giallo e linea rossa fiume Adda, bollino azzurro Torrente Grandone, bollino verde Torrente Buliga e infine bollino blu Torrente Dordo.Sempre Ilecodibergamo (vedi qui) ci informa che l'asse interurbano sarà completato entro il prossimo mese d marzo. Per quella data dovrebbero essere terminati i lavori di approntamento del tratto Presezzo - Mapello con il raccordo sulla Statale Briantea. BergamoNews (vedi qui) invece riferisce della data di maggio 2010. E che sarà mai due mesi più o due mesi meno, quando l'opera è in ritardo di soli 21 anni, ma non si può avere tutto dalla vita, nè dall'ANAS.
Poche settimane fa alla fiera del libro di Brembate Sopra hanno presentato il terzo numero di Insula: Rassegna di studi sull’Isola Brembana (Sarebbe interessante che Promoisola ci spiegasse una volta per tutte come si chiama il nostro territorio: se Isola Brembana come dice la Rivista oppure Isola Bergamasca come diciamo tutte e come è il titolo dell’associazione intercomunale, CIB, Comunità dell’Isola Bergamasca.Anche Illecodibergamo si è accorto della pista ciclabile incompiuta tra Calusco e Sotto il Monte e oggi ne ha fatto un articolo con richiamo in prima pagina. La pista ciclabile che doveva essere già terminata lo scorso anno ed è tutt’ora incompiuta in due tratti. Qui trovate la versione online de l’articolo de l'Eco e qui quello che avevo scritto l’ultima volta.