Non so a voi, ma talvolta a me capita di non sapere il signifcato di una cosa che ho sotto il naso tutti i giorni. Stavolta è stoccato allo stemma del comune di Villa d'Adda che come è notto fatto da sette torri in campo d'oro con un banda traversa che simboleggia l'Adda. Nello spazio del sito comunale dedicato al nostro stemma (vedi qui) è scritto: Le sette torri rappresentano gli antichi sette castelli, documentati con le trentatre torri a difesa del territorio. Il fiume rappresenta l’Adda, per secoli linea di confine con i domini milanesi. I colori oro (giallo) e rosso rappresentano i colori del Comune di Bergamo, di cui Villa d’Adda fu Borgo Franco dal 1193.
Mi date il vostro aiuto per realizzare l'elenco dei sette castelli (che dovrebbe essere quello sotto) e delle trentatré torri?
Castelli:
Bignone, Castello (castello dei Ludovici), Cadestore (Castelnuovo), Caderico (Castellazzo dei Pandini), Villa di Basso, Castello di Fontana, Castello della Cuna
Torri:
Torre del Borgo, via Robasacchi n. 9 e n.7, Rigorida, casa via Marconi, casa via Olmo, San Martirio, Campaerta, Ceregallo, Grumeslano, Galgina, Santa Marherita, Briola, Lanzata,Valle Locatelli,Valle Pellegrini, Cantagudo,
Brumina! Mi fa stamattina un tizio. E io da principio ho pensato ad un insulto. Poi ho chiesto spiegazioni. Brumina = pioviggina. Certo che il bergamasco è davvero ben strano da queste parti. Il termine non l'ho trovato nè sul Vocabolario Tiraboschi né sul Dizionario curato da Carmelo Francia del Ducato di Piazza Pontida. Qualcuno sa dire da dove discende il termine, quale è l'etimologia?
Aggiornamento: qualcuno sostiene che si dice bramina e non brumina, nel caso fosse corretta la versione bramina, decadrebbe la possibilità di discendenza dal francese brumaio (mese delle brume) e allora cosa c'entrano i bramini intesi come casta indiana? L'affare si complica.
L’uomo che vedete in fotografia è il geometra Franco Cattaneo, compie sessant’anni tra poco, è sposato, è cattolico, ha due figlie. Nativo di Calusco d’Adda, dall’età di 23 anni vive a Villa d’Adda, è stato dirigente di una nota azienda industriale del paese, ora è in pensione e si occupa del coordinamento dei lavori di costruzione del nuovo oratorio. Ieri c’è stata una riunione “costituente” della lista civica che lo ha acclamato come futuro candidato sindaco della costituenda lista. Una lista che sarà civica, dove le persone che entreranno in lista lo faranno a titolo personale non perché direttamente comandate dai partiti qualora fossero in possesso di una tessera. Tra gli animatori principali figurano Veniero Arrigoni e Antonio Posa, dell’area di centro, che già in passato si sono seduti nei banchi dell’opposizione del consiglio comunale. Tuttavia risulta l’appoggio informale di alcune frange del centro destra e della Lega Nord in particolare. Nella riunione si è dibattuto di un abbozzo del programma. Dove è risultato unanime l’impegno per uno stop sulle nuove edificazioni, il recupero dell'esistente e un’armonizzazione del paese. Altri punti importanti la valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente, i servizi ai cittadini, la modernizzazione, l’efficienza, l’orgoglio di appartenenza, l’apertura degli orizzonti. Alla riunione hanno partecipato anche esponenti di Forza Italia che hanno in linea di principio manifestato una condivisione delle linee programmatiche. Naturalmente si è dibattuto sul fatto che una lista sarebbe sempre stata meglio di due, anche se qualcuno ha fatto notare che i risultati delle ultime elezioni non hanno dimostrato che due più due fa quattro. Massimo Gramellini è uno dei nostri giornalisti di riferimento, sempre arguto, sempre trasversale, sempre ironico. Ecco il suo articolo di ieri sulla Stampa che riguarda la campagna elettorale.
Se qualche politico italiano decidesse all’improvviso di ispirarsi a Barack Obama, potrebbe trovare utile la lettura delle tre righe con cui il senatore dell’Illinois si rivolge su internet agli americani per ottenere finanziamenti: «Io non vi sto solo chiedendo di credere nelle mie capacità di realizzare il vero cambiamento a Washington. Io vi sto chiedendo di credere nelle vostre». Sono questi richiami retorici alla responsabilità di ogni individuo che fanno scorrere i brividoni lungo la schiena degli eredi dei pionieri. Ora, provate a immaginarle pronunciate in Italia davanti a una platea di elettori, magari progressisti, ma sicuramente furenti con lo Stato per i suoi disservizi e con
È da qualche tempo, circa un paio di millenni, che l’italiano medio tende ad affidarsi a chi promette di risolvergli un fastidio più che a chi tenta di coinvolgerlo in un’avventura. E se proprio si innamora di un sogno, privilegia quello che gli costa meno fatica, delegando a qualcun altro la soluzione dei problemi collettivi e mantenendo per sé l’esclusiva del lamento e del mugugno. Per fare gli americani, nel bene e nel male, serve la materia prima: gli americani, appunto. Loro si rispecchiano in Obama che dice «We can», ce la possiamo fare. Noi nel Funari di Corrado Guzzanti che borbottava: «Gna famo».