La foto è tratta dal sito de l'Eco di BergamoA pensare che il territorio dell’Isola è già stato troppo sfruttato e che l’espansione urbanistica ha raggiunto livelli esasperati, siamo in tanti e di diverso orientamento politico. Nei suoi editoriali è un tema ricorrente, così come l'invito a fermarsi. Tuttavia siamo ancora una minoranza oppure questa opinione non costituisce elemento determinante ed incisivo tale da influenzare e persuadere gli amministratori locali? Se posso prendere ad esempio il mio comune, oltre alle cave e al recupero naturalistico delle stesse abbiamo introdotto nel programma amministrativo uno stop all’espansione edilizia. Inoltre, a differenza di altri comuni e nonostante un territorio estremamente esiguo come dimensione (circa 1,3 Kmq), abbiamo inserito aree nel Parco Adda, così come nel Parco del Monte Canto, laddove altri le tolgono. Ma può immaginare che anche i nostri cittadini guardandosi in giro, confrontando ciò che fanno gli altri comuni in termini di opere o a livello di imposte, si interroghino se ne valga la pena e di conseguenza giungano a chiedere altro agli amministratori. E' evidente che anche il più mediocre amministratore sia in grado di reperire risorse svendendo il territorio e purtroppo queste sono scelte irreversibili."
In sostanza chiedo a voi quanto può pagare in termine di consenso una scelta di qualità rispetto alla quantità? C'è il rischio che pavento io, ossia che la maggioranza dei nostri cittadini in fondo premi "chi fa" senza guardare tanto "come"?
Inserisco in un post a parte il commento di Pierangelo Manzoni assessore a Solza. Io condivido la sua posizione e voi?
Che effetto vi farebbe se vi dicessero che su tutto il territorio del Lazio e dell'Abruzzo non esiste più un solo filo d'erba, neanche un orto; che le due Regioni sono state completamente, e dico completamente, cementificate? Sono sicuro che la maggioranza degli italiani inorridirebbe. Forse avrebbero una reazione un po' diversa tutti quelli che a vario titolo sono invischiati in speculazioni edilizie. O gli amministratori che devono fare cassa con gli oneri di urbanizzazione, ma credo, anzi spero, che non siano i più.
Se invece siete tra i più, sentite questa: negli ultimi 15 anni, se si fa un confronto tra i censimenti agricoli del 1990 e del
Dal
L'Italia è al primo posto in Europa per la produzione e il consumo di cemento armato, 46 milioni di tonnellate l'anno: le cave legali e abusive hanno un impatto paesaggistico tremendo, e i cementifici inquinano molto, mangiandosi vigne, campi coltivati, boschi, o compromettendo l'ecosistema di quelli viciniori che gli sopravvivono. Il tutto per foraggiare la costruzione selvaggia di villette a schiera, outlet, depositi e quant'altro. Non posso che sottoscrivere le parole di Giorgio Bocca quando, trovatosi a percorrere l'autostrada tra Milano e Firenze, scrive: "Il primo tratto tra Milano e Lodi si merita questo titolo: la scomparsa del paesaggio. La pianura del Po, "la più fertile e ricca regione d'Europa", come diceva quel re di Francia di nome Enrico, illustre invasore, la pianura dei pioppi e delle marcite, dei fontanili che sgorgano nei prati di erba medica, il paese di Bengodi, delle montagne di cacio e di ravioli, dei campanili svettanti nel verde, delle abbazie e delle cattedrali, dei battisteri policromi, degli Stradivari e dei culatelli è scomparso, sommerso da una distesa ininterrotta di fabbriche e fabbrichette".
Non c'è limite al brutto, al volgare, ed è giusto paragonare l'inghiottimento di un battistero policromo alla scomparsa di un prodotto gastronomico tradizionale. Riporto un'altra volta il dato: quasi 2 milioni di ettari di suolo agricolo sono spariti, come dire l'intero Veneto. Se da una parte ci scandalizziamo giustamente perché sparisce il bello - e viva le iniziative meritorie, come ad esempio quelle del FAI e di Legambiente, che ci documentano con regolarità le brutture peggiori e sanno coinvolgere i cittadini nella denuncia - la morte dei suoli agricoli sembra invece non interessare. È uno dei più grandi mutamenti che il nostro Paese ha subito nel secondo dopoguerra e non accenna a diminuire: sparisce la campagna, insieme ai contadini, si perdono spesso i terreni più fertili in pianura e in prima collina. Gli appezzamenti che resistono sembra che stiano lì, in attesa che qualcuno ci speculi su, perché diciamolo pure: non c'è bisogno di nuove case, l'edilizia è soltanto un'opportunità di investimento per chi già possiede bei capitali.
Il suolo, se non muore a colpi di fertilizzanti e pesticidi, sparisce: se la sua tutela non entrerà presto a far parte dell'agenda politica delle amministrazioni sarà ora che ci sia una mobilitazione popolare in sua difesa. È uno scempio senza fine, che pregiudica la qualità delle nostre vite in termini ecologici e anche gastronomici. Sì: gastronomici, perché ne va anche del nostro cibo, della sua qualità, della sua varietà e della possibilità di poterlo comprare senza che provenga da un altro continente, con tutti gli enormi problemi che ne conseguono.
L'ambiente è un diritto garantito dalla nostra Costituzione e non può esserci tutela dell'ambiente senza tutela del mondo rurale, sia per quanto riguarda la sua produttività, sia per quanto riguarda la sua bellezza. Gli enti locali fanno poco, anzi proprio loro vedono nell'edificabilità dei terreni agricoli e dei suoli liberi una via per fare quadrare i propri bilanci. La politica di Palazzo non se ne cura, e se pare normale da parte di chi governa e ha costruito le sue fortune proprio sull'edilizia, il silenzio dell'opposizione sulla tutela dei terreni agricoli diventa sempre più assordante. Il problema infatti è più che mai politico, oltre che etico e culturale.
Mancano delle politiche di territorio, come per esempio accade invece in Germania, dove per legge si cerca di riutilizzare aree già consumate e dimesse piuttosto che invadere nuovi campi, nuovo suolo, nuova agricoltura, paesaggi. Inoltre, i tedeschi, cercano di compensare nuove occupazioni andando ad agire su altre aree, con interventi di permeabilizzazione o naturalizzazione (contro il dissesto geologico, piantando nuovo verde). Tutto questo lo fanno senza rinunciare all'occupazione in edilizia, e certo senza aumentare il numero dei senzatetto. È solo questione di organizzazione, di razionalizzazione, e soprattutto di sentire il problema, che è gravissimo.
So che anche in alcune Regioni ci sono stati alcuni isolati interventi normativi tesi a migliorare la situazione ma bisogna per forza fare di più. Che si favorisca con incentivi la distruzione di obbrobri costruiti negli anni '60 e già fatiscenti per riedificarci sopra qualcosa di bello, che si realizzino recuperi dell'archeologia industriale o di quelle aree urbane fortemente degradate: il lavoro per i costruttori non mancherebbe di certo. Che si tutelino per legge le aree rurali più importanti, come fossero Parchi Nazionali.
Lasciate stare i suoli agricoli, sono una risorsa insostituibile, pulita, bella e produttiva. Sono il luogo che ci fa respirare, che riempie gli occhi, che ci dà da mangiare e che custodisce la nostra memoria, la nostra identità. Continuare a distruggerli, dopo tutto lo scempio che è già stato fatto, non è da Paese civile e un Paese civile dovrebbe predisporre i giusti strumenti di tutela per dare più scuse a chi lo fa.
Di Vercingetorix
Da Ferragosto in poi nei paesi dell’Isola si susseguono feste una dietro l’altra. Feste di qua, feste di là. Feste organizzate da comuni, feste organizzate da pro loco, feste organizzate da associazioni di volontariato, feste organizzate da cooperative. Un sacco di feste che spesso si tengono in contemporanea in paesi confinanti. D’accordo l’orgoglio di campanile, ma forse si potrebbe fare un tavolo di coordinamento almeno a livello di Isola. Per esempio con Isola Folk un tentativo in questa direzione è stato fatto, ma senza che tutti i comuni abbiano aderito. Il punto riferimento di questa pianificazione dovrebbe essere Promoisola associazione di promozione culturale costituita tra i comuni, ma sembra che per quanto si adoperi l’associazione e il suo presidente, Silvano Ravasio, non riesca a mantenere le fila di una strutturazione organica del calendario festeggiamenti. Cosa che è comprensibile se poi l’associazione ha a che fare con singoli sindaci che ti chiedono 250 euro per patrocinare la festa che si fa nel loro comune organizzata dalla tale cooperativa. Al di la dei contenuti il problema maggiore è proprio quello fisico del calendario. Prima di tutto non sembra azzeccatissima la scelta di fare le feste nel mese di agosto quando una buona parte dei residenti è in vacanza, e d’altronde non ci troviamo in località di turistiche (mare o montagna) dove per l’appunto le feste si fanno in occasione del massimo del pienone ferragostano. E poi con numerose sovrapposizioni. Guardiamo solo a domani sabato 30 agosto: a Calusco nell’ambito della rassegna Isola Folk Terre Miste, a Villa d’Adda prosegue la Festa sul Fiume con Milonguenando (tango argentino), a Carvico ballo liscio con l’orchestra Zodiaco. E ci riferiamo solo ai tre comuni e più vicini tra di loro. Queste frammentazioni e sovrapposizioni fanno sì che le feste di paese restino tali, attirando pressoché solo gli abitanti di quel luogo. Mentre invece con un programma più articolato, si potrebbe realizzare un calendario di appuntamenti di maggiore respiro che possa dare più opportunità ai cittadini dei vari comuni dell’Isola (ai quali non costa molto spostarsi nel paese accanto), ma soprattutto attirare pubblico da altri luoghi e incrementare realmente la promozione dell’Isola bergamasca. Insomma invece di pensare in piccolo, si potrebbe pensare in grande.
