Il circolo PD Isola di Carvico (il cui coordinatore è Daniele Mazzola, figlio dell’ ex sindaco di Carvico Livio Mazzola e fondatore e primo presidente del PLIS) ha pubblicato sul proprio sito un testo intitolato La vera storia del PLIS del Monte Canto. Il testo è una ricostruzione ex post della storia del PLIS, ma è non è affatto la verità, ci sono molte cose non veritiere come chiunque abbia letto i post su Terradadda l’argomento sa già da anni. In più si dice di allegare dei documenti che non vengono allegati. Tuttavia non mi limito solo a questa enunciazione ma mi prendo la briga di argomentare o contestare le affermazioni, punto per punto. In blu quanto scritto dal PD Isola Carvico, in carattere nero le mie considerazioni.
Le origini – 1993/1994
Sotto l’impulso del Comune di Carvico si inizia un programma di pulitura dei sentieri, allestimento di bacheche, visite organizzate sulla flora e sulla morfologia del terreno e distribuzione di depliant. A questa iniziativa aderiscono i Comuni di Ambivere, Mapello, Pontida, Sotto il Monte e Villa d’Adda.
Non c’ero non posso dire nulla
L’idea del PLIS – 1999
Carvico e Villa d’Adda lanciano l’idea di un Parco Locale di Interesse Sovracomunale fra i due comuni, vale a dire una libera convenzione tra comuni con l’intento di riservare parte del loro territorio ad uso di Parco così da creare un polmone verde nell’estremo nord dell’Isola Bergamasca.
I comuni di Ambivere, Calusco d’Adda, Mapello, Sotto il Monte, Pontida, Terno d’isola, Chignolo d’Isola e Solza chiedono l’adesione al progetto del PLIS che, a quel punto, prende la denominazione di Parco del Monte Canto e Del Bedesco.
Mai visto nessun documento o articolo di giornale che parlasse dell’idea lanciata dai due comuni, ma sono dettagli che non cambiano nulla.
Il PLIS prende forma – 2003/2004
Da parte della provincia c’è il riconoscimento ufficiale dell’esistenza del PLIS. Questo si accompagna, nel 2004, alla presentazione di 7 obiettivi (potete trovarli per esteso sul nostro sito) che rappresentano il progetto del Monte Canto e che la Regione Lombardia fa propri inserendoli come progetto pilota per lo sviluppo della “Collina Lombarda”.
Lo STER[1] chiede alla Regione Lombardia il finanziamento di tre progetti ambientali in provincia di Bergamo:
- Miniere di Clusone;
- Bosco in Città di Bergamo (attorno al nuovo ospedale);
- Progetto della Collina Lombarda: il PLIS del Monte Canto e Del Bedesco.
Quest’ultimo viene inserito nel programma triennale della Regione Lombardia 2005-2008, la quale si dice pronta a finanziare il progetto con 4 milioni di euro e ne anticipa 300.000€ per mettere alla prova i Comuni sulla gestione del progetto.
Fin qui tutto bene, diciamo che mettere alla prova è un’allocuzione impropria. Il problema è semmai: perché la Regione non ha erogato gli altri milioni di euro. Perché non è stato presentato alcun progetto e perchè il primo non aveva coinvolto gli agricoltori.
Il primo obiettivo: il recupero ambientale – 2005/2007
Dei 7 obiettivi il primo e più urgente è la “Sistemazione dei boschi del Canto”. Il terreno, franoso ed instabile, soffre dell’incuria in cui è lasciato. E’ necessario procedere ad un taglio selettivo del bosco per stabilizzare il terreno. Questo taglio selettivo, secondo i calcoli dell’ERSAF[2] e della STER, è in grado di fornire 7000 tonnellate di legna/anno continuativamente (considerando il tempo di crescita e rinnovo del bosco).
Con una quantità di legna di questo genere è possibile, si calcola, alimentare 14 centrali a biomassa tra le 250 e gli 800 kW termici in grado di riscaldare, tramite teleriscaldamento, gli edifici pubblici di tutti i comuni che formano il PLIS.
Come progetto pilota si decide di partire con la costruzione di una centrale a Calusco d’Adda.
Le amministrazioni, con Carvico comune capofila, riuniscono gli agricoltori locali. A questi viene proposto di provvedere al taglio della legna garantendo un pagamento di 6,5€/quintale (contro un valore di acquisto della legna sul mercato di 4€/quintale), vista la difficoltà di raccolta della legna su pendici come quelle del Monte Canto.
Questa cosa l’ho chiesta e richiesta più volte ma da nessuna parte è saltata fuori una formale proposta economica scritta fatta agli agricoltori. Tuttavia la cifra è risicata e non appetibile considerato la mancanza di rete viaria che rende costoso il taglio e il trasporto del materiale. Mazzola - già fondatore e presidente del PLIS – in altra sede (vedi qui) aveva fornito altre cifre.
Inoltre la stessa Linea Servizi interpellata nel novembre 2007 (vedi qui) aveva detto che avrebbe pagato la legna 4 (diconsi quattro euro al quintale) ma al momento aveva ancora la legna di Carvico.
Il tutto si inquadra nella volontà di sviluppare una filiera del legno corta, che permetta cioè ai coltivatori e alle amministrazioni locali di beneficiare delle risorse naturali presenti nel loro stesso territorio: gli agricoltori tagliano la legna ottenendone un reddito à il comune la brucia producendo calore con cui scaldare i propri edifici, garantendosi un risparmio e migliorando la propria impronta ecologica à il bosco si mantiene pulito ed il nostro territorio collinare si assesta.
Cosa non funziona? Gli agricoltori coordinati dalle loro associazioni di categoria, in particolare dalla Coldiretti, in un primo momento si dicono d’accordo. Poi, al momento della firma dell’accordo, per scelte ancora non chiare, gli agricoltori locali non procedono alla firma.
Gli agricoltori che ho contattato io sostengono di avere avuto solo un incontro di larga massima, ma senza nessuna concreta proposta. Non si può dare la colpa agli agricoltori comunque, ma qualcuno che ha formulato la proposta evidentemente non è riuscito ad essere convincente o la proposta non era economicamente accettabile. Lo stesso ex presidente di ERSAF, Mapelli, con imbarazzo ammetteva il fallimento del progetto agricolo di base (vedi qui). Ma il problema è un altro: le aziende agricole propriamente dette sul Monte Canto sono meno di dieci, il bosco del Monte Canto è di proprietà di tanti piccoli proprietari che non sono stati mai contattati per la cessione della legna.
Non soltanto ma alcuni agricoltori che hanno tagliato la legna in proprio si sono rivolti più volte al PLIS per sapere cosa fare delle legna e come potevano consegnarla. Ad oggi nessuna risposta.
A questo punto l’ERSAF, gestore dei soldi della Regione, si trova costretta a dare in gara il taglio del bosco tramite procedura regionale. L’appalto viene vinto da un’impresa di boscaioli di Varese. Vengono individuati i primi 300.000 m2 di bosco: il taglio produce una quantità di legna pari a 1.200 tonnellate. La legna così raccolta è sufficiente al funzionamento della centrale a biomassa per un totale di circa tre anni.
Chiariamo una cosa fondamentale l’ERSAF aveva un finanziamento regionale che doveva investire entro una certa data pena decadimento. È stato affidato l’incarico ad una ditta specializzata di tagliare i boschi di proprietà del comune di Carvico, la ditta non era pagata a peso per il legno che toglieva, ma pagata per tagliare e basta. Il legno è poi servito per alimentare la centrale di Calusco che è di Linea Servizi. Non è mai stato possibile sapere se Linea Servizi abbia pagato o meno al comune la legna che ha ritirato. Non si è mai capito se gli ettari tagliati siano stati 30 o 60 vedi qui.
In realtà una volta Attilio Bolognini ha risposto per comunicare che gli ettari da tagliare del comune di Carvico erano quindici e da ERSAF avevamo saputo che il contributo per quel taglio (usato per pagare la ditta) era di 100mila euro. 100mila euro, diviso 15 ettari, diviso 600 quintali di legna a ettaro, significa che quella legna è costata solo per il taglio e l'esbosco 11 euro al quintale (vedi qui).
In questi tre anni vengono via via tagliati, per manutenzione da parte dei comuni, altre 300 tonnellate di legna. Questo quantitativo permette di coprire tutte le stagioni di riscaldamento sino all’inverno 2009-2010
Diciamo per precisione fino all’inizio dell’inverno 2009/2010 dal momento che da adesso in poi per alimentare la caldaia di Calusco si usa legna acquistata in Valtellina
Il blocco del PLIS – 2005/2009
Nel 2005 con il cambio delle amministrazioni, due comuni (Sotto il Monte e Pontida), ostacolano i progetti e gli obiettivi del PLIS con accuse quali il costo eccessivo. Rifiutano o ritardano i pagamenti già deliberati dal comune Capofila. Non approvano in tempi rapidi il nuovo statuto voluto da loro stessi. Sotto il Monte in particolare, ha ritardato di tre anni l’approvazione delle modifiche, da loro stessi volute, dello statuto, di fatto paralizzando il funzionamento del PLIS.
Questa politica di insistenti rinvii e indecisioni è continuata sino ad oggi.
Questa è la parte che contiene le balle più clamorose. Domanda: chi è stato in questo periodo il sindaco di Carvico nonché presidente del PLIS. Risposta Attilio Bolognini facente parte di una lista civica di centro sinistra nella quale c’era anche un esponente dei DS (ora PD) ovvero Livio Mazzola. Le motivazioni sulla modifica dello statuto sono risibili. Il PLIS poteva operare comunque, non ha operato perché Bolognini, peraltro persona rispettabilissima, non ne aveva le capacità e tantomeno ha dimostrato di saper stimolare gli altrui comuni. L’attività si è limitata all’educazione ambientale (cosa che le scuole possono fare benissimo da sole), contributo a Saperi Sapori e Sipari, contributo per il laghetto di Mapello, contributo per la statua di Santa Barbara. Solo verso la fine del 2008 si è riusciti ad aprire l’ufficio de PLIS (vedi qui) che però ha fatto quasi niente ed già stato chiuso da un pezzo (vedi qui le precisazioni di Bolognini).
I DS hanno dimenticato che il primo a criticare il PLIS in maniera severa è stato lo stesso Mazzola, soprattutto quando ha rotto i rapporti con Bolognini (spaccatura che gli ha fatto poi perdere le elezioni comunali di Carvico di quest’anno) vedi qui il ritaglio del Giornale di Merate con il j’accuse di Mazzola
La situazione attuale – Ottobre 2009
I Sindaci di Pontida, Sotto il Monte e Carvico sono usciti con dichiarazioni sulla inutilità del PLIS e sulla proposta di chiudere definitivamente la convenzione.
Il Sindaco del Comune di Calusco d’Adda asserisce che la legna utilizzata nella centrale a biomassa del suo comune non provenga dal Monte Canto.
No, fatemi capire il sindaco di Calusco ha a disposizione la legna del Monte Canto me non la usa per ripicca e va acquistarla in Valtellina? Ma dai.
A questo punto è opportuno ribattere:
I Sindaci che più hanno ostacolato il funzionamento del PLIS oggi si lamentano della sua inutilità;
Non è proprio così, alcuni hanno criticato, ma si sono anche prodigati i proprio per fare qualcosa sul Monte Canto, vedi la pulizia sentieri fata dai volontari di Mapello e Sotto il Monte nei loro comuni.
L’amministrazione di Calusco d’Adda si lamenta della fragilità della filiera della legna corta e poi non fa niente per far funzionare l’unico strumento, il PLIS, in grado di renderla possibile.
Che cosa dovrebbe fare, c’è o no un presidente del PLIS che è il responsabile operativo? E poi non dimentichiamo che la centrale a biomassa è di Linea Servizi.
Solo la centrale di Calusco D’Adda, sostituendo le centrali a metano esistenti, ha permesso il risparmio di 120.000 metri cubi di metano/anno, con un notevolissimo abbattimento delle emissioni di gas a effetto serra.
Dati indicativi tutti da dimostrare, che i sembrano esagerati, soprattutto se riferito le cifre fornite da Mazzola nell’incontro con le scuole (vedi ancora qui)
Le due amministrazioni che hanno costruito all’interno del perimetro del Monte Canto sono state:
Le amministrazioni di Sotto il Monte (vedi Piano di Lottizzazione della Botta)
Cerchiamo di non raccontare altre balle e di non ingenerare confusione tra amministrazione e sindaci. La lottizzazione della Botta è stata decisa nel PRG fatta dal suo predecessore, Eugenio Bolognini come ha già detto più volte sui giornali si è trovato la cosa fatta senza poterla modificare.
Voglio anche aggiungere che il sindaco di Sotto il Monte Eugenio Bolognini è stato l'unico a adoperarsi per risolvere il problema della mancanza dell'acqua sul Monte dovuta alla realizzazione della galleria Italcementi che passa sotto il Monte Canto? (vedi qui e qui). E sempre sull'acqua mancante e dove è andata a finire il sottoscritto aveva interpellato l'ARPA (vedi qui e qui). Anche in questa vicenda (Italcementi) come mai il PLIS prima che si iniziassero i lavori di scavo della galleria non si è adoperato per evitare che si verificassero problemi? Chiedetelo a Mazzola.
Le amministrazioni di Pontida (zona Faida) con la concessione per la realizzazione del Centro Benessere e la conseguente chiusura del sentiero che permetteva il transito nei boschi di quella località.
Anche qui le scelte sulla Cascina Faida sono state fatte dall’amministrazione precedente a quelle di Vanalli. E per la cronaca la zona di Faida come la zona di Gambirago sono escluse dal perimetro del PLIS (vedi i due buchi sulla cartina sempre qui). Chi ha deciso quei due buchi nella perimetrazione del PLIS? Chiedetelo a Mazzola senior.
In ogni caso. come detto. il PLIS non ha alcun potere di determinare le scelte urbanistiche dei comuni all’interno del perimetro del PLIS, e in ogni caso vi consiglio di andare a fare un giro negli altri comuni per vedere cosa è stato costruito all’interno dell’area perimetrata.
Siccome, in questo documento, non si è parlato della questione della proprietà del borgo del Monte Canto aggiungo che se ne può sapere di più leggendo qui e qui.
A questo punto si capisce cosa queste amministrazioni intendano per “gestione del nostro territorio” e per “sviluppo sostenibile”.
Si capisce perché non vogliano il PLIS e perché puntino a confondere le acque.
IL CIRCOLO DEL PARTITO DEMOCRATICO DI CARVICO, SOTTO IL MONTE e VILLA d’ADDA
A questo punto cari compagni (o come vi chiamate adesso) del PD di Carvico non si capisce di cosa state parlando, che cosa intendete voi per sviluppo sostenibile, e soprattutto non parlate di confondere le acque quando siete i primi a raccontare balle.