Il 2008 che si chiude tra poche ore, a Villa d'adda, come in molte parti del mondo, è stato un anno difficile, l'anno del Golden W.C., un cesso dipinto di oro, ma pur sempre un cesso. Molti prospettano un anno 2009 molto difficile, a partire dal punto di vista economico, ma anche se vi sorprenderà, alla fine anche uno come me che è pessimista (ricordate la battuta: "che differenza c'è tra un ottimista e un pessimista? Il pessimista è un ottimista informato"), il 2009 sarà così:


Per acclamazione il vincitore assoluto del Golden WC Award 2008 è appunto il Golden W.C. di Tassodine, realizzazione a cui questo premio è stato dedicato. L’amministrazione comunale ha stanziato 156mila euro per sistemare la strada di Tassodine, realizzare la fognatura di un chilometro circa per collegare l’unico cesso che verrà realizzato nell’area attrezzata prevista (si noti il cartello dei lavori pubblici che è sponsorizzato dalla ditta a cui fa riferimento Giuseppe
Locatelli, Assessore ai lavori Pubblici, è tutto pubblico no?). Di questa cosa ho scritto qui, ma in sintesi non si capisce la necessità di spendere tutti i soldi per sistemare - e male - una strada agro silvo pastorale (come ho detto qui e qui, tanto che si dovranno fare sempre numerose manutenzioni finché qualcuno non capirà che ogni tot metri bisogna mettere le canalette di scarico laterali) quando ci sono ben altre priorità, ma soprattutto non ha nessun senso realizzare una fognatura di un km con un tubo del diametro di 16 centimetri per un solo cesso (perché verrà così poco usato che la merda si seccherà nel primo tratto di tubazione – finendo per ostruirlo - e non raggiungerà mai alla fognatura). Inoltre nel costruire l’area attrezzata (un bell’inizio in cemento armato in un contesto paesaggistico di grande valore) si è riusciti a fare crollare anche il muro in pietra a secco (vedi qui). Giusto per il gusto delle cose fatte bene secondo il noto motto locale: fa e desfà l’è töt ü laurà.
Noi ci lamentiamo spesso del sito internet del comune di Villa d’Adda che non è sempre molto aggiornato, dove le delibere vengono inserite in ritardo dove gli avvisi dei consigli comunali vengono messi la mattina del giorno in cui si tengono, ma c’è qualcuno che fa peggio. Abbiamo confrontato la sezione delibere di giunta dei comuni di Villa d’Adda, Carvico e Calusco (che sono gestiti dalla stessa società Comuni Online Associati). 

Sul secondo gradino del podio del Golden WC Award 2008, senza alcun dubbio si piazza il Piano di Recupero delle ex Cave di San Martino. La più impudente e vergognosa programmazione urbanistica che mente umana mai potesse immaginare a Villa d’Adda. Se la cosa andrà a buon fine (come ha spinto la passata amministrazione e come sta spingendo l’attuale amministrazione con l’aiuto di non poche persone dei più variegati schieramenti ) nell’ex area cave sorgeranno 33.200 metri quadrati alias 332.000 metri cubi di capannoni. Questo a vantaggio dei proprietari del terreno della ex cava e quasi nessun vantaggio per la cittadinanza (briciole, a fronte di quanto un’amministrazione attenta avrebbe potuto ottenere). Per fare questo si è ricorso a delibere di giunta, si è tenuta – fin’ora - la cosa fuori dal consiglio comunale (dove peraltro invece si fanno passare minuzie come l’approvazione del cambio di materiale del tetto dell’oratorio) e non si è informata adeguatamente la popolazione. Non solo ma si sono spostati i confini del Parco Adda Nord per lasciar spazio a più capannoni (molto ecologio, non trovate?). Totale: tre - quattro aziende, tra cui quella a cui fa riferimento l’Assessore ai Lavori Pubblici, che dopo aver guadagnato cavando materiali per trent’anni, riempiranno con inerti (intascando all’incirca 6 milioni di euro, senza che il comune dica né a ne bah) e poi costruiranno. Certo pagheranno gli oneri di urbanizzazione, ma guarda te che strano: sui giornali qualcuno ha avuto la spudoratezza di dire che gli oneri sono un fardello pesantissimo da sopportare. Tutto questo per tacere degli scempi ambientali commessi ( e accertati dai Carabinieri) che nessuno conosceva (ma guarda te che strano). E tacciamo di aree pubbliche date in uso gratuito ad aziende private (sempre del solito noto), il deposito rifiuti speciali su terreni comunali, tacciamo sui permessi di costruire, tacciamo sulle numerose incompatibilità intorno all’affare (per la qual cosa in un paese civile, solo per un decimo di quanto appurato fin’ora, epurazioni e dimissioni sarebbero fioccate nel seno dell’amministrazione). Ma a fronte di questo schifo per fortuna c’è la magistratura - che seppure lentamente – farà il suo corso e allora i nodi verranno al pettine, per tutti quelli che oggi fanno finta di niente e anche per quelli che non hanno nemmeno un minimo di pudore. Ma al momento c’è una sola parola per definire il piano di recupero cave (e le sue implicazioni, che sembrano non finire ad ogni nuovo esame): VERGOGNA.
Il primo dei tre ex aequo è la famosissima lottizzazione di via Messo, non tanto per la lottizzazione in sé (anche se da principio ci immaginavamo che fosse solo un insediamento di villette), ma per la strada di accesso. Infatti l’amministrazione comunale ha permesso una lottizzazione senza preoccuparsi della strada di accesso. Per raggiungere via Messo bisogna passare attraverso la strettoia di Alzata (2,30 metri di larghezza) e la via Messo larga 2,80. Non ha alcun senso urbanistico realizzare un insediamento – che porterà circa 120- 150 persone – e altrettante automobili, senza avere una strada d’accesso attraverso la quale non potranno nemmeno passare i mezzi dei vigili del fuoco. Però – come conferma l’assessore all’urbanistica - i passi carrali debbono essere larghi quattro metri, anche a monte della strettoia. Come se non bastasse per risolvere questa geniale programmazione urbanistica si realizzeranno tanti bei semaforini piazzati da un lato e dall’altro della strada, e alcuni semaforini sui cancelli delle abitazioni che si affacciano sulla strettoia. Così anche per uscire ed entrare di casa alcuni saranno costretti ad aspettare il verde (che bel giramento di balle). Questa la soluzione geniale prospettata per risolvere il pasticcio urbanistico (che è la strada non la lottizzazione, prima che qualcuno equivoci), un rimedio peggiore del male. Ci piacerebbe che qualcuno di nostra conoscenza presentasse questa mirabile progettazione urbanistica (lottizzazione senza strada) come tesi di laurea all’esame di architettura per vedere l’effetto che fa.
Al secondo ex aequo c’è a nuova realizzazione della rotonda di via Volpino che costerà - udite udite - ben 310mila euro. Il comune – nonostante le rimostranze delle minoranze e l’appello al buon senso ha deciso di realizzare una rotatoria a due corsie anziché ad una sola corsia, molto meno costosa (come basterebbe e avanzerebbe, e come dimostrano centinaia di rotonde ad una corsia realizzate su strade provinciali e statali) . La rotatoria serve a risolvere i problemi dell’innesto di vis Donizetti sulla SP 169. La minoranza ha chiesto di accelerare le procedure per declassare a SP 169 a strada comunale, ma la maggioranza ha respinto la cosa dicendo che la provincia farà dei costosi lavori di manutenzione sulla SP 169 prima di cederla tra qualche anno. E allora perché i lavori di costruzione della rotatoria sulla provinciale non se li accolla la Provincia di Bergamo?
Al terzo posto, ex aequo non poteva mancare il marciapiede di via San Martirio (di cui ho scritto qui). Due anni fa l’amministrazione sbandierava il marciapiede come un ritrovato ultramoderno realizzato con materiali mangia smog. Peccato che due anni dopo il marciapiede sia realizzato solo in parte. Una parte ha i pali in mezzo e manca della copertura. Perché? Perché per non fare dieci metri di marciapiedi l’amministrazione comunale sta aspettando che il privato realizzi la sua lottizzazione. Intanto anziani e handicappati si godono il marciapiedi mancante. Ma si possono programmare le opere pubbliche (anche quando sono di modesta entità) in questo modo illogico? Risposta: sì, a Villa d’Adda we can.