Di Vercingetorix
Quattromila anni fa i Celti questa sera festeggiavano "Samhain", la fine della stagione estiva (non c’erano autunno e primavera), era l’equivalente del nostro capodanno. Si accendevano i falò. I Celti avevano una visione circolare del tempo (e la loro eredità sugli orobici è confermata dal detto bergamasco “ol tep l’è töt tecà”, “il tempo è tutto attaccato”). Secondo loro solo in quella notte si apriva un finestra temporale che metteva in comunicazione il modo dei vivi con quello dei morti. In seguito la chiesa cattolica riuscì a fare in modo che le credenze pagane confluissero nei riti cristiani (come è accaduto con san Michele). Nel XI sec si decise di spostare la festa di Ognissanti al primo di novembre e il giorno dopo la commemorazione dei defunti. Nei paesi di lingua anglosassone la festa si chiamò "All Allows Day" e la vigilia della ricorrenza diventò "All Allow Eve" (eve = vigilia) che si è poi trasformata in Halloween. Furono i primi emigranti irlandesi e scozzesi a portare negli Stati Uniti la leggenda di Halloween, che nel corso dei secoli ha perso di significato e si imbastardita fino a diventare una sorta di carnevale d’inizio inverno, in cui tutti si sentono autorizzati a trasgredire. In Italia Halloween non se lo filava nessuno fino a non moltissimi anni fa, poi piano ha preso piede tra grandi e piccini, che si travestono da scheletri e portano delle zucche (zucche che il più delle volte servono solo come decorazione non come cibo) lavorate con dentro la luce di una candela e vengono a rompere l’anima a casa con la fatidica domanda “dolcetto o scherzetto?”.
Beh, insomma lo sapete che Vercingetorix ha ascendenti celtici, però in questa occasione si sente un po’ a disagio, e non sa come spiegare ai bambini che il significato di Halloween sarebbe un altro. Anche perché non c’è speranza, i bambini e ragazzi sono vittime del circuito pubblicitario e commerciale, e più che ai grandi credono a quello che dicono i loro compagni di classe. E non mandare questa sera un bambino alla festa di Halloween con apposito costumino comprato per l’occasione, oltre a sottrargli un momento di divertimento, servirebbe solo a farlo sentire diverso. A Vercingetorix non resta che meditare su “ol tep l’è töt tecà”.
Di Vercingetorix
Sempre dal secondo numero de Il Borgo (vedi qui) troviamo una pagina nella quale l’amministrazione di Villa d’Adda comunica in una tabella le indennità mensili nette percepite dagli amministratori.
Che sono le seguenti:
Sindaco Serafino Carissimi euro 698,97
Vicesindaco euro 154,82 (Fabrizio Burgio è anche assessore alla Cultura, ma il compenso è quello dichiarato senza accumulo).
Assessore euro 116,12 (che va moltiplicato per i quattro assessori).
Consigliere euro 16,76. Gettone di presenza lordo per ogni consiglio comunale e per ogni riunione di commissione (che va moltiplicato in teoria per i 13 consiglieri non assessori per ogni seduta).
L’amministrazione tende a sottolineare che “per gli amministratori non è previsto alcun rimborso di spese per telefoni, auto e visite ad anziani. Così come molte spese di urgenza e rappresentanza sono state detratte dal compenso del sindaco senza successivi rimborsi”.
Fin qui tutto bene.
Ma è strano il motivo per cui è stata data questa informazione, cioè: “con questi dati vorremmo fornire un parametro di giudizio direttamente ai cittadini, evitando di lasciare il dibattito sui costi della politica esclusivamente alle parole dei politici, giornalisti e bloggers”.
Una cosa strana, un misto tra una “excusatio non petita” e un avviso a giornalisti e bloggers (quindi immaginiamo anche a Vercingetorix) che non era affatto necessaria e soprattutto non adesso.
Siamo sempre alla solita questione della trasparenza: ci vuole un attimo ad informare (sul sito internet per esempio) quali sono i compensi degli amministratori, e lo si fa all’inizio del mandato magari. Le cifre parlano da sole e non c’è bisogno di alcun dibattito. Non bisogna però arrivare a pubblicare questa informazione solo dopo l’ondata di sollevazione sui costi della politica (come il libro
Tanto più che soprattutto il Sindaco Carissimi non ha bisogno di giustificare alcunché. Il compenso che percepisce come amministratore è poco più che simbolico anche per un sindaco che svolgesse il suo incarico a tempo parziale e nei modi caratteristici della politica italiana, con distacco e senza partecipazione.
Ma buon Dio, a Carissimi forse si potrà rimproverare qualcos’altro, ma non certo l’impegno, il tempo e la dedizione. Anche grazie ad una professione che gli consente di gestire i suoi tempi, Carissimi dedica una quantità notevole di tempo alla cittadinanza. In una parola “’l ghè semper”, C’è sempre. C’è quando accade un incidente, c’è quando muore qualcuno, c’è sullo spazzaneve quando nevica, c’è a tutte le feste, c’è a tutte le inaugurazioni, c’è a tutte le occasioni di volontariato, c'è a tutte le manifestazioni pubbliche. Ha una grandissima disponibilità nei confronti dei cittadini, sempre pronto a cercare di risolvere ogni problema. Ha un carattere che gli consente di avere rapporti personali con tutti: litigare con Carissimi è quasi impossibile. Insomma è un sindaco popolare, e se vogliamo anche populista, ma è benvoluto e a lui nessuno potrà muovere rimproveri riguardo alla sua dedizione e disponibilità, e figuriamoci poi riguardo ai compensi.
L’unica cosa da dire, visto che mancano sei mesi alla fine del suo mandato: Carissimi è per certi versi “diseducativo”. Intendiamo diseducativo verso la cittadinanza, la quale si è abituata ad avere un sindaco così disponibile e presente, e quindi pretenderà che anche il suo successore si prodighi nello stesso modo. Ma – chiunque esso sia - sarà molto difficile se non impossibile.
Abbiamo investito una sera e ci siamo sciroppati tutto il PST (Piano di Sviluppo Turistico) del sistema Turistico di Bergamo, Isola e Pianura Bergamasca. Un ambizioso progetto che dovrebbe incentivare il turismo nel capoluogo e altri 102 comuni della provincia bergamasca. (di cui abbiamo accennato qui). Il progetto vede coinvolti il Comune di Bergamo capofila, Promoisola e il sistema Bibliotecario della Bassa Bergamasca.

dal sito della Provincia di Bergamo (vedi originale qui con allegati)
La V.A.S. serve per valutare le conseguenze sul piano ambientale delle azioni proposte dagli enti di governo del territorio ed è istituita con lo scopo di acquisire elementi informativi finalizzati a costituire un quadro conoscitivo condiviso, i pareri degli enti territorialmente competenti, dei soggetti competenti in materia ambientale e del pubblico.
Allegati materiali informativi per consentire la conoscenza e l'eventuale partecipazione al procedimento V.A.S.

Oggi ore 11 inaugurazione. E così si è vista anche la nuova struttura dell’Istituto del Sacro Cuore di Villa Peschiera (che ora fa parte del circuito dell’Istituto Sant’Alessandro di Bergamo). La nuova palestra con intorno (ai piani superiori) tutte le aule, sopra il campo da calcetto, e fuori l’anfiteatro in cemento armato. La palestra ha i colori del verde pisello (il verde rilassa) mentre le aule sono tinteggiate di giallo (il giallo stimola l’attenzione).
All’inaugurazione ufficiale è intervenuto S.E. (Sua Eccellenza, non Sua Eminenza) il vescovo di Bergamo, Roberto Amadei, il sindaco di Villa d’Adda, Serafino Carissimi, la madre provinciale dell’ordine, Luciana Lussiatti, il responsabile del Sant’Alessandro, Don Paolo Rossi e inatteso ospite Marco Pagnoncelli, assessore all’ambiente (Forza Italia) della Regione Lombardia (isolano, nel senso di abitante dell’Isola Bergamasca, in quanto nato a Bottanuco) che ha portato i saluti del presidente della Regione
Formigoni. Una cerimonia di inaugurazione con gli immancabili discorsi di circostanza, con accorato appello ai sentimenti del buono che giustamente appartengono alla filosofia cristiana di una scuola cattolica. Il vescovo Amadei, però, oltre a un bel discorso rivolto ai ragazzi (non si può dire solo chiedo e voglio, ma anche grazie), una frecciatina l’ha lanciata a Pagnoncelli dicendo che lo Stato, alias la Regione in questo caso, dovrebbe un grazie alla Chiesa Cattolica
che realizza istituti modello come questo. Naturalmente i genitori si sono emozionati sentendo i loro pargoli intonare la canzone “Vedrai” (seppure turbata dal suono della campanella d’inizio ora). Un momento bello e di grande partecipazione alla quale non si può restare immuni. Però certo l’acustica della palestra non va, si faceva molta fatica a capire quello che dicevano coloro che parlavano con il microfono. Infine il vescovo ha benedetto tutti gli astanti ricordando il significato di benedire: dire bene. Tutti, credenti e non, alla fine hanno recitato il Padre Nostro e l’Ave Maria e si sono fatti il segno della croce. E anche noi non possiamo che dire bene di questa scuola. Quando poi gli alunni sono rientrati nelle aule gli adulti si sono buttati sul buffet rigorosamente diviso in due spazi uno per i genitori l’altro per addetti ai lavori e autorità religiose politiche e scolastiche. E questo non è proprio cristiano come si dice, soprattutto dopo avere sentito discorsi che la religione cattolica unisce non divide. Piccole cose, ma che significano anch’esse.
La quarta puntata del sentiero da Leonardo all’Unesco. In questo tratto che corre in comune di Calusco fino al confine con Suisio là dove c’è il torrente Rivalotto, non ci sono particolari problemi. Il percorso è meno intricato che in precedenza. Anche qui si può andare con la mountain bike fatta eccezione per alcuni tratti, che specialmente con il bagnato,
sono scivolosi e per il tratto a risalire dal fiumiciattolo che è troppo ripido. Certo perché fosse un sentiero internazionale (come vuole essere nelle intenzioni questo itinerario) sarebbe opportuno dare una sistemata al fondo che a volte è troppo acciottolato per renderlo
ciclabile anche ai meno esperti.. Ancora una volta ai verghi abbiamo incontrato dei climbers che si aggiravano alla ricerca della traccia per raggiungere le falesie arrampica bili, anche qui due o tre cartelli in legno non li potrebbero mettere? Oppure si vuole che un semplice allenamento in falesia diventi una piccola avventura in mezzo alla giungla dell’Adda tra boschi inestricabili e rovi? In ogni caso torniamo al sentiero leonardesco. Dalla sbarra all’inizio delle discesa dei
Verghi (primo bollo rosso in alto, corrispondente al punto di arrivo del precedente tratto di itinerario di cui abbiamo parlato qui) si scende fino allo spiazzo dei Verghi dove si trova il primo cartello (secondo bollino rosso, vedi foto). Poi si percorre la strada per quasi un chilometro senza potersi sbagliare. Poi la strada fa un tornante e sale fino ad un bivio (vedi foto con cartello terremotata, primo bollino verde sulla mappa) dove normalmente non c’è nessuna indicazione. Qui bisogna girare a
destra e fare una discesa un tantino insidiosa. Si va avanti fino ad arrivare al ponte (appena sistemato dai volontari) sul torrente Rivalotto e si risale dall’altra parte (vedi foto ponte, bollino bianco in mappa). Il torrente, dopo l'alluvione del 30 agosto, peraltro è in pessime condizioni e avrebbe bisogno di una bonifica (che certo non farà il preposto Consorzio di Bonifica della Media Pianura Bergamasca) Nell'altra foto si vede l'altro ponte verde ormai disarticolato che dovrà sistemare il Parco Adda Nord non si sa come e quando). Si risale dall’altra parte del torrente e dopo poche decine di metri si trova un bivio non segnalato (vedi ultima foto, secondo bollino verde) dove bisogna girare a destra. Sarebbe interessante che lungo questo sentiero piuttosto lungo (ci vogliono 4,30 ore a piedi per percorrerlo tutto) alle biforcazioni fossero segnalati i sentieri per lasciare il sentiero principale e raggiungere il paese più vicino per ogni evenienza.
In questi giorni è in distribuzione (per mezzo dei volontari) il secondo numero (se ne fanno due numeri all’anno) de il Borgo, rivista – bollettino del Comune di Villa d’Adda (ma chi vuole lo può consultare su internet in formato PDF, vedi qui) il cui direttore responsabile è il sindaco pro tempore Serafino Carissimi (che per dirigere la rivista è iscritto all’elenco speciale dei giornalisti). Un bollettino particolarmente corposo rispetto alle passate edizioni, di ben venti pagine, e questo conferma una regola aurea quando le elezioni si avvicinano le comunicazioni si infittiscono e i bollettini si ingrossano.
Fare per soldi ciò che saresti disposto a fare gratis, è prostituzione.
Fare gratis ciò che qualcuno sarebbe disposto a pagarti per fare, non ha prezzo.
(Campagna per la salvaguardia della dignità intellettuale)
Grazie a Gaia Giordani