C’era una volta il clima normale. Allora il primo taglio del fieno, quello più ricco di sostanza, si faceva a maggio, e quel fieno si chiama appunto maggengo. Quest’anno nei pochi prati che restano intorno al Monte Canto e nel parco dell’Adda è già qualche giorno che hanno tagliato l’erba, ed è ora ad essiccare nei prati: di giorno lo si sparpaglia, e la sera lo si raccoglie in andane (le file ordinate, che si possono fare con il ranghinatore dietro il trattore, vedi foto) Sempre quello il motivo: non ci sono più le stagioni di una volta. Dovremo cambiare anche nome al fieno, lo chiameremo aprilengo?Causa virus postato da qualche simpatico utente anonimo, abbiamo avuto una serie di problemi con il sito e pertanto non siamo andati in onda da venerdì. Vi preghiamo di scusare l'interruzione. Le trasmissioni del sito riprendono regolarmente.
di Vercingetorix
Spari sul Monte Canto. Non sono fuochi d'artificio, ma spari di fucile, da caccia. Eppure la stagione venatoria è chiusa. Chi spara? Un paio di bracconieri, sulle cui tracce ci sono la Guardia Forestale e la Polizia Provinciale, ovvero i guardacaccia. I più incazzati però sono i cacciatori, quelli in regiola, che hanno appena speso un sacco di soldi per liberare sul Monte Canto alcune coppie di lepri (circa 300 euro ogni coppia, il valore) per ripopolare l'ambiente. E anche i cacciatori si sono mobilitati per stanare i fedifraghi. Le coppie di lepri avrebbero dovuto avere il tempo di ambientarsi e eventualmente riprodursi prima della prossima stagione venatoria. Sparare alle lepri appena liberate oltre che essere illegale è assolutamente anti-sportivo: le lepri spaesate sono alla mercé di chiunque. Già l'ambiente del Monte Canto si regge su una fragilità precaria, tra gli imbecilli che si dedicano con passione a distruggere questo delicato ecosistema mancavano solo i bracconieri.
Oggi, al solito posto che conosciamo sul Monte Canto (e non vi diremo), abbiamo trovato le fragoline di bosco. Piccole, buone, dolci, profumatissime. Una goduria. Un solo problema; lo scorso anno le abbiamo raccolte nello stesso posto, oltre la metà di maggio. Un caso eccezionale di questa siccitosa e anticipatisssima annata 2007, che secondo alcuni esperti sarà anche peggio del 2003? Un’annata anomala che non fa testo o dobbiamo aspettarci che anche gli anni prossimi saranno così?
Ieri sera le classiche commemorazioni per ricordare il 25 aprile festa della liberazione. Prima alla presenza di un piccolo gruppo - ex alpini con labari, Polizia Municipale un po’ di pubblico - la deposizione di una corona in ricordo dei caduti davanti al monumento a loro dedicato. Trasferimento alla palestra delle scuole medie per il consiglio comunale aperto (dove in teoria chiunque avrebbe potuto intervenire, ma non è stato dato il tempo). Numeroso il pubblico intervenuto nella palestra.
Il consiglio comunale aveva come ordine del giorno:
Presenti sul palco, oltre al segretario comunale, undici consiglieri della maggioranza (uno assente perché in viaggio di nozze) sindaco compreso, la minoranza invece si è fatta notare per la compattezza con cui ha disertato il consiglio e ha lasciato cinque sedie vuote davanti al pubblico.
Altro discorso del Vicesindaco Burgio che ha toccato i temi della memoria della Liberazione. Poi dopo la presentazione del regista Giovanni Moleri è stato proiettato il film “1943: la forza del coraggio”, realizzato da Teatro Aleph con i ragazzi della terza media statale di Villa d’Adda” e da alcuni figuranti villadaddesi (tra di essi riconosciuti alcuni consiglieri della maggioranza).
Alla fine i ragazzi della terza media hanno cantato tre canzoni: Bella ciao, Fischia il vento e la Guerra di Piero di De Andrè (cantautore a cui a Villa d’Adda è dedicata una strada).
Il PRG introduce una importante modifica alla viabilità di Villa d’Adda Alta e cioè la variante dell’Istituto San Giuseppe. Attualmente la casa di ricovero per anziani è distribuita in vari edifici; il corpo principale con la chiesa da una parte, l’atro corpo e l’ex villa Bellavista (che è da oltre dieci anni è circondata dai ponteggi in attesa di restauro, nella prima foto) con i parcheggi
dall’altra. In mezzo ci passa la strada comunale di via Bellavista che è la prosecuzione di via Vestobio. Molto spesso la strada è attraversata da pensione anziane malferme sulle gambe o in carrozzella e poi c’è un via vai di carrelli spinti dalle infermiere con i quali si trasportano da una parte all’altra medicine e cibo.
una curva, dove già c’è una lapide). Però il sottopasso pare non si possa fare per insuperabili motivi tecnici. Così il PRG prevede la chiusura della strada (in bianco nella cartina) da prima delle suore fino all’incrocio con via Supercera, via Aldeni e via Alzata. Qui verrà realizzata una rotatoria (e quindi l’ingresso principale all’Istituto sarà da sopra. Verrà realizzata una nuova strada che aggirerà tutto l’istituto a sud est e congiungerà
la nuova rotatoria alla via Vestobio, con un’ampia curva e una minore pendenza rispetto all’attuale. La nuova strada prevista dal PRG naturalmente sarà realizzata a spese delle suore dell’Istituto San Giuseppe e avrà inizio in mezzo alle due case che vedete nelle seconda immagine.
PLIS. E’ un acronimo che significa Parco Locale di Interesse Sovracomunale. Come il PLIS del Monte Canto e del Bedesco. Parco, la parola chiave è parco. Un PLIS, ma anche un Parco Regionale o un Parco Nazionale, nasce con il primario proposito di proteggere un determinato ambiente e salvaguardarlo, in modo da mantenere intatto l’ecosistema. Il primo compito quindi anche del PLIS Monte Canto dovrebbe essere quello di proteggere l’ambiente del Monte Canto, proteggerlo dall’edificazione selvaggia, ma anche da coloro che usando il parco lo danneggiano. Non solo ma danneggiano le altrui persone e ne mettono a repentaglio l’incolumità. Stiamo parlando di coloro (pochi) che praticano il moto cross sui sentieri del Monte Canto. Questi usano moto che viaggiano con motore a regime elevato di giri, fanno rumore, inquinano, e soprattutto con le sgommate scavano trincee e rovinano i sentieri. Arrivano all’improvviso e se non ti scansi ti mettono sotto e poi con le gomme ti sparano i sassi in faccia (vedi foto). Qualcuno ha provato a discutere garbatamente con questi tizi del moto cross, cercando di far capire che non era il caso. Ecco una serie di edificanti risposte ricevute in cambio. “Cazzo vuoi?”, “E’ tuo il terreno, no e allora non rompere”. Non c’è scritto da nessuna parte, non c’è un cartello di divieto”. “Prendimi il numero di targa”. Da notare che non pochi di questi signori circolano con motocicletta senza targa e quindi si presume anche senza assicurazione.
Perché, come sempre, pochi devono rovinare la vita a molti? Perché i pochi motocrossisti maleducati devono rovinare la passeggiata domenicale ai molti che cercano qualche ora di pace sul Monte Canto?
D’accordo, siamo tutti in attesa fremente. Aspettiamo tutti quel giorno (che dicono dovrebbe essere il 15 di giugno, ma secondo noi sarà dopo) in cui si inaugurerà la variante della SP 169 con relativa galleria che finalmente eliminerà il traffico negli abitati di Carvico e Villa d’Adda. Immaginiamo già quel giorno: Sindaci, Presidente della Provincia, Assessori Provinciali, Assessori Regionali, chissà magari anche il Presidente della Giunta Regionale Formigoni, qualche Ministro (Di Pietro, scommettiamo?) qualche ex ministro (Castelli, scommettiamo?). I discorsi di circostanza, il taglio del nastro, la benedizione (del parroco, ma forse dei parroci e financo il vescovo), la banda e l’immancabile rinfresco. Bene, tutto è bene quel che finisce bene. Però vorremmo ricordare che quando quest’opera sarà inaugurata, sarà con un ritardo mostruoso (due volte e mezzo la teorica durata dei lavori, i lavori dovevano durare due anni, e oltre quei due anni si sono accumulati altri cinque anni e due mesi, per un totale di sette anni e due mesi, ad oggi). Per carità: incidenti di percorso, errata valutazione della consistenza del sottosuolo, rogne con gli appalti e altre mille giustificazioni. Tutte giustificazioni umanamente comprensibili, ma fino a un certo punto, perché non sempre le cose si facevano così, il ponte ferroviario di Calusco nel 1800 fu realizzato nei tempi preventivati persino con qualche anticipo (ne parleremo, prossimamente).
Seconda puntata della situazione galleria. Il racconto fotografico riprende dall’uscita della galleria in territorio di Villa d’Adda. Sopra l’imbocco del tunnel
sono in corso dei lavori con ruspe per sistemare il pendio della collina di Gallina (immagini 1 e 2). Il Viadotto sopra il rio Rito (che nel frattempo è stato anche pulito), con strada in discesa, è completo di barriere ma non asfaltato e
senza illuminazione (immagine 3 ). Nella parte sottostante stanno rimuovendo il cantiere e i serbatoi
del carburante (immagine 4). Il tratto in discesa verso Sant’Andrea è ancora da sistemare e da asfaltare (foto 5) . Infine il tratto che fa un’ampia curva verso destra sbuca alla rotatoria
vicino al cimitero di Villa d’Adda è asfaltato ma con le
barriere da costruire (foto 6). Riusciranno a finire i lavori per il 15 di giugno? Mah. Si accettano scommesse.
Noi stiamo sempre ad ascoltare quello che dicono le persone e gli amministratori, leggiamo anche i giornali dove si annunciano date di realizzazione dei grandi progetti. Ma sappiamo che le parole - pur formulate in buona fede – molto spesso restano solo
delle parole. Quando dobbiamo trattare un argomento preferiamo farci un’opinione esaminando i fatti di persona. Così abbiamo fatto anche per quanto riguarda la costruenda galleria Carvico – Villa d’Adda
che sarà il nuovo percorso della SP 169. Si dovrebbe aprire entro il 15 di giugno. Mancano meno di due mesi. Non siamo dei
tecnici, ma così ad occhio ci sembra che ci vorrà un po’ più di tempo. Saremmo però felici di sbagliarci. In ogni caso giudicate voi guardando l’intera sequenza delle immagini che sono ordinate nel senso di percorrenza
da Carvico a Villa d’Adda. In questo primo post il racconto dalla rotonda di Calusco- Carvico alla fine della Galleria.
1 Nella prima immagine l’imbocco della nuova variante appena dopo la rotonda della Valtulina al confine tra Carvico e Calusco d’Adda.
2 Appena dopo l’imbocco la strada fa un’ampia curva verso destra. La strada come si vede non è asfaltata.
3 Sulla curva si staglia uno dei piloni della dismessa teleferica dell’Italcementi. Un monumento che resterà lì ad imperitura memoria e tutti gli automobilisti potranno ammirare per molti anni.
4 Subito dopo la strada fa un’ampia curva sulla sinistra. Sullo sfondo si vede la località Galgina e il Monte Canto.
8. Interno della galleria, perfettamente spianata, manca l’asfalto e l’illuminazione