Ricordate? Un cittadino aveva chiesto informazioni per sapere quando sarà smantellata la teleferica dell’Italcementi che passa sul Monte Canto (ne abbiamo già parlato qui e qui). Già perché sui giornali certi amministratori dicono che la teleferica si toglierà, ma nessuno si premura di dire come e e quando. Sicché ci sono cittadini curiosi che si ricordano le promesse degli amministratori e chiedono di sapere quando verranno mantenute. Questa semplice informazione un cittadino l’ha chiesta prima al Comune di Calusco d’Adda, il quale ha rimandato alla Provincia di Bergamo, dopo aver richiesto alla Provincia il cittadino lo ha chiesto nuovamente al Comune di Calusco. Nel frattempo sono giunte le risposte della Provincia di Bergamo e quelle del Comune di Calusco, che riproduciamo qui di seguito. E si commentano da sole.Aggiornamento sulla partecipazione popolare al consiglio comunale di Villa d'Adda di lunedì sera 26 gennaio. Il numero di partecipanti è in linea con le ultime sessioni, cioè una sola persona. Ad un certo punto però il pubblico è improvvisamente raddoppiato perché il consigliere e assessore Luigi D'Ambrosio - con grande correttezza istituzionale, che gli rende onore - ha rassegnato le dimmissioni (a causa dell'incompatibilità tra le funzioni di consigliere e di amministratore di una società partecipata dal Comune) e subito dopo è passato a far parte del pubblico. A Luigi D'Ambrosio è subentrato il primo dei non eletti Luca Turani (che aveva ottenuto 11 preferenze alle elezioni), che però era già nella Giunta del Comune di Villa d'Adda con incarico tecnico esterno di Assessore all'Ambiente.
Turani resta Assessore all'Ambiente. Per pochi giorni il sindaco Carissimi avrà l'interim anche per le Finanze fino a quando verrà pubblicato un decreto sindacale (cioè del Sindaco) con il quale verrà nominato Assessore alle Finanze Emanuele Valsecchi che è già Assessore alle Politiche Giovanili.
Proseguono i lavori per terminare la galleria che collegherà direttamente Villa d’Adda a Carvico, bypassando l’abitato di Villa d’Adda. Contestualmente si sta completando la strada che da Sant’Andrea in Cartello conduce verso la Capora – Vanzone di Calusco d’Adda. Un strada sterrata che adesso passa sotto l’imponente viadotto sul Rio del Rito che esce dalla galleria in costruzione. A monte della strada, sotto la galleria è stato realizzato un imponente muro di cemento armato. Temevamo che
fosse lasciato così, con un impatto ambientale decisamente pesante, restando visibilissimo da molto lontano. Invece fortunatamente (vedi foto prima e dopo) da poco il muro è stato accuratamente rivestito in sassi di pietra e l’effetto è molto più accettabile. Certo resta sempre il viadotto sul fiume Rito con i piloni in cemento armato, e a quelli proprio non ci si può fare nulla, ma è un prezzo che si deve pagare se si vuole salvare Villa d’Adda dalla morsa del traffico.di Vercingetorix
Certo che a volte è strano. Ci sono persone che vogliono dare ad altri lezioni di buona educazione e civiltà. Ma non lo fanno certo con il buon esempio. Non vogliamo fare la retorica dei luoghi sacri, né quelli a Dio, né a quelli alla patria. Però un minimo di pubblico, per un qualsiasi angolo del territorio comunale. Non si pretende molto. Si vorrebbe soltanto che ognuno si comporti con gli spazi pubblici come si comporta a casa propria. Non crediamo che la gente viva a casa propria con l’immondizia, le scatolette sparse e le cicche di sigarette buttate ovunque. Perché allora questa gente non si comporta allo stesso modo fuori casa? Perché come
sempre, lo abbiamo detto più volte, se la cosa è di tutti finisce per essere di nessuno. E certa gente smette di fare certe cose soltanto se c’è il vigile che gli là multa, altrimenti se ne frega. E non si può nemmeno contare sulla buona volontà di qualcun altro. Perché se quel qualcuno prova ad apostrofare il maleducato che butta una cicca di sigaretta per terra rischia di prendersi qualche parolaccia o anche peggio. Però un minimo di decoro lo si desidera. Ecco allora le fotografie che mostrano la situazione che si presenta in pieno centro a Carvico al monumento dei caduti, a quel monumento che commemora quelli che per la Patria hanno dato la vita. E il segno di rispetto? Cicche di mozziconi buttate da tutte le parti da fumatori che ignorano le più elementari regole di buona educazione.
Ex vitae, vitam. Dalla vite, la vita, dicevano gli antichi. La vite è uno dei più ricorrenti simboli della cristianità, e simbolo appunto della vita, nonché mezzo e strumento per produrre il vino. Ispirandosi a questo motto per il terzo anno consecutivo il sindaco del Comune di Villa d’Adda, Serafino Carissimi, oggi in Municipio (vedi le fotografie), ha distribuito gratuitamente alcune migliaia di barbatelle (le barbatelle sono le piccole viti, già innestate, con le radici, pronte ad essere impiantate) ai viticoltori villadaddesi. Un tempo la viticoltura a Villa d’Adda era molto diffusa e i vigneti si spingevano fino oltre i 500 metri sul livello del mare sul Monte Canto (dove c’erano numerosi terrazzamenti,
oggi completamente inghiottiti dal bosco). Negli ultimi anni il grosso della viticoltura di questo comune sopravvive sul versante occidentale del Monte Canto, su quell’ampia riviera che dalla Rossera degrada verso il fiume Adda. Da tempo una buona parte delle viti stanno morendo perché colpite dalla flavescenza dorata. L’unico modo per combattere questa malattia è quello di reimpiantare nuove viti che sostituiscano le vecchie viti malate e naturalmente quelle già morte. La coltivazione della vite oltre che per
produrre il vino è importante perché costituisce un importante presidio dell’uomo. Specialmente in condizioni difficili, come Villa d’Adda , dove i vigneti sono collocati su terrazzamenti o in forte pendenza, la coltivazione della vite ha un ruolo importante per la tutela dell’ambiente e per la prevenzione di dissesti idrogeologici. Tranne un paio di eccezioni i viticoltori di Villa d’Adda hanno a disposizione ciascuno una piccola superficie vitata e coltivano poche decine di viti per produrre solo vino per il proprio consumo. I
viticoltori sono quasi tutti pensionati che perpetrano la tradizione coltivando i vigneti come si è sempre fatto da generazioni. L’Amministrazione di Villa d’Adda, grazie ad una speciale convenzione con i vivai Vitis di Rauscedo, acquista ogni anno qualche migliaio di viti che distribuisce gratuitamente ai singoli viticoltori. Le barbatelle di vite distribuite sono delle varietà cabernet e merlot, cioè le varietà autorizzate per la produzione del Valcalepio DOC, il vino a Denominazione di Origine Controllata della Bergamasca. Un’iniziativa lodevole che da’ un contributo significativo e concreto alla salvaguardia della realtà agricola del comune in riva all’Adda.
Sono in corso a Calusco d’Adda i lavori di costruzione della pista ciclabile lungo la Strada Provinciale 170, altresì nota come Rivierasca dell’Adda. Il lavori sono partiti con molto ritardo a causa del lungo contenzioso con i frontisti e del cambio di progetto in corsa (ne abbiamo già parlato qui). Contestualmente da un’altra parte di Calusco, sul margine orientale del territorio comunale è in costruzione un’altra pista ciclabile. Questa dovrebbe essere la pista che si realizza in base ai finanziamenti di una legge speciale per Sotto il Monte per la beatificazione di Papa Giovanni XXIII (perché la cosa si prevede incrementerà notevolmente i flussi turistici). Poiché Sotto il Monte non è raggiunto dalla ferrovia si stanno costruendo due tratti di pista ciclabile che collegano il paese del Beato con le due più vicine stazioni ferroviarie. Il
primo tratto, quello che collega Terno d’Isola con Sotto il Monte è quasi completato. Mentre il secondo è in corso di realizzazione appunto sul margine est del comune di Calusco e si congiungerà con la pista ciclabile già costruita dal comune di Carvico che passa sulla SP 169 (della quale abbiamo già parlato qui), per poi proseguire sempre sulla SP 169 da Carvico fino a raggiungere Sotto il Monte.
compito? Per fare capire meglio ciò di cui stiamo parlando si guardi l’immagine di apertura con la mappa aerea di Calusco (grazie a Google Earth). In blu è segnato il tratto in costruzione della pista ciclabile comunale progettata più di dieci anni fa sulla Rivierasca (a cui fa riferimento la prima fotografia dei lavori stradali). In verde chiaro il tratto della pista ciclabile in costruzione (con i fondi legge Sotto il Monte) che dalla Rivierasca prende via San Lorenzo e percorre il confine tra la zona industriale e i campi,
passa accanto alla Stazione Ecologica passa attorno alla rotonda tra Carvico e Calusco e andrà ad innestarsi sulla pista ciclabile di Carvico (a cui fanno riferimento la altre fotografie dove si vede la staccionata in legno).
e la rotonda tra Carvico e Calusco? Questo tratto potrebbe rivelarsi di grande utilità per tutti quei ciclisti che dal centro di Calusco vogliono andare a Carvico. E per i ciclisti che dalla stazione di Calusco vogliono andare a Sotto il Monte, passare per la pista blu e poi per quella rossa non cambia assolutamente rispetto a
fare la pista in verde. E se non si fa il tratto di pista in rosso gli abitanti di Calusco per andare a Carvico in sicurezza, dovrebbero scendere verso sud per poi utilizzare la pista che parte da via San Lorenzo (e sono circa 800 metri in più). Un po’ complicato ci sembra.
Fa piacere scoprire che c’è un’amministrazione (e naturalmente i funzionari preposti alla viabilità) come quella di Villa d’Adda, che non pensa solo ai percorsi delle automobili, ma anche a quelli dei pedoni, anche se questi sono una minoranza, anche se il territorio del comune è abbastanza vasto e i percorsi pedonali sono quindi lunghi e la qual cosa può scoraggiare i più pigri e gli anziani a percorrerli. E poi di certo ci sono anche molti villadaddesi che certe scalette non sanno nemmeno dove sono. Peccato perché per certi versi Villa d’Adda ha delle analogie con il capoluogo Bergamo: la parte alta e la parte bassa, il Monte Bastia a Bergamo, il Monte Canto a Villa d’Adda, le numerose scalette di Bergamo Scorlazzino, Scorlazzone, Fontanabrolo, la Rossera, le Cornelle e le altre a Villa d’Adda. Certo però anche a Villa d’Adda è giusto pensare anche a quei turisti che nel tempo
libero per rilassarsi percorrono i sentieri e le vecchie stradine ai piedi del Monte Canto per godere della natura e della tranquillità lontano da automobili, da rumori ed odori. Abbiamo incrociato gli operai comunali di Villa d’Adda che nei ritagli di tempo stanno pulendo la strada comunale della Rossera, che è poi una vecchia scaletta acciottolata che sta sopra la località Rossera. Con un paziente lavoro di “pic e pala” stanno togliendo la terra che si è depositata nel corso dei decenni e ripristinando l’antico acciottolato e togliendo i rovi. Lo fanno nei ritagli di tempo che avanza dalle altre incombenze della manutenzione della vasta rete viaria di Villa d’Adda. Quest’anno fortunatamente non ha quasi nevicato per cui è avanzato un po’ più di tempo da dedicare alla manutenzione della viabilità minore. Prima della
scaletta della Rossera, negli scorsi anni è stata sistemata perfettamente anche la scaletta che dalla Rossera arriva in via Cuna (che va detto non è riportata nemmeno nella mappa stradale comunale). Resta da sistemare anche il tratto che da via Cuna scende verso via Fontana, cioè via Ceregallo e la scaletta delle Cornelle. Però qui non basta la manutenzione, ma sono necessari lavori di consolidamento e restauro dei gradoni ormai quasi completamente spariti. Lavori per i quali il Comune di Villa d’Adda probabilmente i fondi non li ha, ma magari con una azione di volontariato la cosa si può risolvere. Ci facciamo interpreti per un appello per salvare anche questa scaletta. Ci si potrebbe aggregare ad Alpini e altri volontari per una giornata di “pic e pala” per salvare il tratto di scaletta delle Cornelle. Qualcuno ci sta?
Consiglio comunale lunedì 26 febbraio alle ore 21 a Villa d’Adda, a poca distanza dal precedente consiglio dell’ 8 febbraio (due in un mese, non staremo esagerando?).
Ricapitoliamo i fatti. Sul Monte Canto c’erano alcune sorgenti e un torrente, il Grandone, entro i quali scorreva sempre l’acqua, magari non tantissima, ma in maniera costante tutto l’anno. Da sempre, stagioni secche, come stagioni piovose. L’Italcementi scava il tunnel (le cui caratteristiche si trovano qui) che collega Calusco con Colle Pedrino per il trasporto del materiale di cava che sostituisce l’obsoleto e lento impianto di trasporto in teleferica (il quale dovrebbe essere smantellato, ma nessuno riesce a sapere come e quando vedi qui). Non appena il tunnel passa sotto il Canto l’acqua sparisce. Prima domanda possibile che nel fare gli studi e i progetti quelli di Italcementi non sapevano che avrebbero trovato le falde acquifere? Può una società come Italcementi non avere i mezzi tecnici per fare le opportune verifiche? Lo sapevano benissimo, tant’è che nel protocollo di intesa - che è del 2002 - che sta alla base della realizzazione della galleria è già previsto che l’acqua intercettata venga scaricata nel Grandone. Infatti quando scavano la galleria si trovano un fiume di acqua. E provano a contattare la Hidrogest per cedergli dell’acqua che è perfettamente potabile, secondo loro. E non si capisce come avrebbero potuto fare una cosa del genere, dal momento che l’acqua è un bene pubblico. Quelli della Hidrogest dicono che non vogliono l’acqua, perché l’acqua
scorrendo nel tunnel dove ci sono carrelli, macchine, e quindi grasso, olio, e polvere potrebbe essere contaminata e quindi non più potabile. Dopo qualche mese tutti si accorgono che l’acqua sul Monte Canto è sparita e quindi la Provincia di Bergamo decide di capire quello che è successo (il classico chiudere la stalla quando i buoi sono scappati) e l’Italcementi commissiona uno studio al Politecnico di Milano (i risultati si possono leggere qui) che è un capolavoro di funambolismo. Leggete da voi. Prima dice “evidenziando che la scomparsa delle sorgenti sarebbe da ricondurre all'effettiva interferenza del tunnel sulla circolazione idrica sotterranea per le zone di Calusco, Carvico e della Madonna delle Canne”, E poi: “così come la scomparsa delle sorgenti nella zona del Monte Canto non sarebbe da ricondurre all'interferenza del tunnel sulla circolazione sotterranea, bensì al perdurare di mancate o scarse precipitazioni atmosferiche nel periodo 2000-2005.” Sicché, conclude: “Lo studio
condotto dal Politecnico di Milano non ha evidenziato una relazione di casualità tra lo scavo della galleria e la variazione del regime delle sorgenti qui esistenti nella zona del Monte Canto”.
Nelle fotografie si vede sopra il Grandone (a Sotto il Monte, sopra Madonna delle Caneve) in secca, poi l’acqua che esce in prossimità della nuova rotonda tra Calusco e Carvico e va poi nel Grandone passando nei pressi della stazione ecologica. Prima domanda, ma se quest’acqua attraversa tutto il tunnel Italcementi dove ci sono oli, grassi e polveri, è un’acqua che si può immettere nel torrente senza depurazione? Oppure l’acqua viene opportunamente depurata prima di essere immessa nel Grandone? Ma magari a questo quesito una risposta la potrà dare l’ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente). Nell’altra foto si vede un tubo con lucchetto che è l’uscita del famoso pozzo piezometrico (sopra Madonna delle Caneve) dal quale dovrebbe uscire l’acqua da rimettere nelle parte bassa del Grandone (e sopra?). Ma questo quando avverrà? E intanto l’acqua del pozzo dove va a finire?
Perché certa gente quando esce non si comporta come a casa sua? La domanda sorge spontanea dopo una passeggiata domenicale nella quale si è avuto modo di passare dal Belvedere dell’acquedotto di Villa d‘Adda. Punto panoramico – come dice la parola stessa - tappa di molti escursionisti della domenica. Ma anche punto di sosta notturno per molti che si appartano in prossimità della piazzola per andare in camporella, per farsi una canna o assumere in altro modo sostanze stupefacenti. Il problema non è tanto cosa costoro facciano, perché in fondo sono affari loro, ma che questi tizi utilizzano la scarpata e il terreno sottostante come discarica. Come si può vedere dalla foto il terreno sottostante è ricolmo di rifiuti di ogni genere: plastica, lattine, bottiglie, scatolette, siringhe, preservativi, carta e generi vari. Oltre che deturpare l’ambiente la faccenda costituisce un pericolo, perché già altre volte si è avuta notizia di un agricoltore che si è punto accidentalmente con una siringa infetta che non aveva visto. Se uno si porta delle lattine di birra da bere, gli costa così tanto riportarsele appresso vuote? Evidentemente sì. I tizi che si comportano così, a casa loro vivono nell’immondizia? Costoro sarebbero felici se tutti coloro che passano gettassero quelle immondizie nel loro tinello o nella loro cameretta? Tra poco la strada verso l’acquedotto verrà lastricata in pietra per consentire l’accesso più comodo anche a questi signori. E poi qualcuno penserà di risolvere il problema delle immondizie mettendo un cestino (cosa che significa un aggravio di costi per il Comune, perché il cestino periodicamente bisogna svuotarlo). Ma nel caso – se possiamo permetterci – sconsigliamo la cosa perché siamo pronti a scommettere che il cestino verrebbe come minimo incendiato e subito dopo divelto e gettato di sotto.